Chi ha castrato Peter Pan?

Posted in Pornosemiotica con i tag , , , on Novembre 21, 2009 by sigmondo

Devoti, devozi e devonti, il Lord è tornato direte voi… e invece no, è tornado. Ancora una volta nel nome del sacro rabbit, con la sua Jessica – nel senso di sintomo. Questa volta è tornado per l’intingolo di Parra y Oliva (2009), difficilmente riatterrerà. Svulazz, semmai. Per i cappelli…

Che dire, direte voi, di questo luogo bloggale. Esso è strettamente indicente. Imperrocché non sia mai detto che nel mentre del mentrino possa darsi il dirsi. La scomparsa è ciò che più (non-)ci appiaga: il non-esser-ci del da-da-umpa-sein. Che sfraciarielo! Che immungolate schizzoinfragole! Olive, olive e ancora Parra-doxa!

Ma poi che differenza può essere posta tra l’essere medesimo e la stessità contenuta nell’enunciazione più propria della divenienza che si declina nell’ambito di quel frasario noto ai più immanenti tra gli -enti che più o meno può essere indicato nella formulazione che vagamente rassomiglia a quella che sto per enucleare ovvero alla Ur-dicenza magistrale evocante la Somma differenza così faceta e laidella che ormai non più agguaterella ma semmai sconquaglia giacché non è la ne-nenzia, bensì l’essere divenienti?

IL SIGNOR MONDO SVENDE TUTTO. SALDI FINO AL CENTO PER CERTO

Posted in Pornosemiotica con i tag on Giugno 18, 2009 by sigmondo

Riaprirà in via Sidoli 31.

Jessica nel senso di sintomo

Posted in Narci-sisma con i tag , , , , , on Giugno 1, 2009 by sigmondo

Non è difficile palesare la Necessità dei lidi innevati; ora, che il Miracolo del Torsolo dell’Uva è numinoso, tutto ciò si dispiega. E non potrebbe essere altrimenti. Come la perturbazione  – che è ritenuta stolidamente temporale e non spaziale -, dacché il Duca di Rotterdam è stato abbandonato sul pisciatoio dall’aviazione… Holmes si accese una stufetta e se la fumò in un sorso solo. Resta da spiegare ora il cosiddetto Mistero del Torsolo dell’Uva, ebbene, che lo spiani qualcheduno altro, ormai che son Santo preferisco i pifferi al suonar di ghega.  E perché mai? Imperciocché il rinvio è inteso da sempre al dunque, e invero non lo è. È piuttosto segno dell’instradarsi di Aldino nelle sagre del buon senso comune. E perché mai la privatezza dovrebbe scontrarsi con la pubblicità? Le campagne del marketing psicolessicale, ad esempio, vanno spruzzando da qualche tempo a questa parte un ottimo humus nelle cavità urbane più romite.

E, strano a dirsi, vennero a galla le galline.

Il deopensiero

Posted in Atopie con i tag , on Maggio 16, 2009 by sigmondo

Una scrittura che sia degna del nome che porta non deve avere senso, deve fare senso. Signor Mondo, Frammenti postumi

I miei amici botanici sanno bene che petunia non olet, gli altri se ne dimentichino… ebbene dirò come ultima cosa che se il “transfert” è un concetto altamente arbitrario, il “transfer” è perlomeno un poco guardalineo, si limita a segnalare il fuorigioco: un conto è aver pronta la chiave, unconto è chiavarne una qualunque, basta che sia pronta. Entrando nel merito trovai la “r” che cercavo… tra Tarski e Hutch.

Patty Chiari e Harry Vederci

Posted in Deliri semiotici con i tag , , , on Maggio 9, 2009 by sigmondo

Debbo dire che ritengo di aver parlato abbastanza, o fosse per rendere più credibile questa affermazione non avrei dovuto manco dirla. Eppure se non l’avessi detta, non avrei parlato abbastanza per dire di un di più… sarebbe mancato un pochetto. Ora, se quel pochetto è già un troppo in là, come togliersi dalla posizione mediana? Che grana!

La volpe e Luca

Posted in Peregrinazioni con i tag , , , on Aprile 25, 2009 by sigmondo

 

Quando ebbi scritto “Quando” all’inizio di questa riga, non intendevo affatto proseguire con “ebbi scritto ‘Quando’ all’inizio di questa riga”, intendevo procedere verso l’inizio della riga stessa e non meramente verso il “Quando”.

Ma questo non è stato possibile e la ragione la conosciamo bene.

Mentre indagavo sulla procedura del fischietto (Mondo, 2008), trovai il suo motivo nel soffio e non, come si potrebbe ritenere a tutta prima, nell’aria. Sussuasi di questo possiamo recedere nella prossimità del rientro, ma un attimo… a che punto siamo? Al quarto.

[Le tube di falloppio della semiosi.]

Non avevamo il benché minimo ‘benché’ che ci potesse benchédire che non avevamo la soglia per dirlo. Il che è più semplice della caligola ortruga: viaggia al largo delle coste d’avorio. Se poi pensiamo che cinque minuti fa mi si è avvicinato un tipo e, in quanto tale, non stava cercando affatto Bertrand Russell. Fu fortunato e chiese alla persona esatta. Ma non mi trovò.

[La freccia rossa dell’enunziazione.]

Sarebbe errato dire che Aldino Truffa, in arte Diego Napolitani, trascura i suoi pazienti: li transcura, semmai.

Essay sull’argonica speciazione degli enti primi

Posted in Deliri semiotici, Narci-sisma con i tag on Aprile 11, 2009 by sigmondo

 

Ieri sera, verso le tre della sera, mi ritrovai a dialogare un dialoghetto con Sapevole: «In fondo in fondo debbo ammettere il mio platonismo: confido nel fatto che l’immane scrivenza rovini affatto gli enti, che li deturpi almeno un pochetto.

Al contrario, se così non fosse, smetterei all’istante, e mi dedicherei piuttosto all’istantanea. Al momento – stante l’istante – sarebbe bene dire sarebbe!, anzi desistere dal dirlo e scriverlo semmai: “sarebbe”. E così scrivendo scavacacchiare l’elogio futile del pongo».

Lo stracarlone intergalattico al cospetto di Luigi Vernes

Posted in Deliri semiotici, Peregrinazioni con i tag , , on Aprile 8, 2009 by sigmondo

                                                                                                                                

Bruce tornava in Texas: aveva ormai raggiunto, tra applausi e ovazioni, il suo agognato complesso fisicalista, l’arcinoto duo Deno. Egli raccontava di aver manomesso (o meglio: di aver messo mano) sulla loro strumentazione teatrica – noi trapassati non abbiamo alcun senso del tempo -, per poi riarrangiarla dal primo rigattiere – che era solito sciogliersi nei mille rivoli della transitività gheoparda.

Janryoè all’impapusoir

Posted in punti di fuga con i tag , , on Marzo 21, 2009 by sigmondo

                                                                                                                              

Non parleremo affatto di quanto l’enunciazione Piove! faccia acqua da tutte le parti; e non tireremo in ballo affatto la numinosa tarantella: il punto è ricordarsi che Jacopo è mortis. Dopodiché potremmo allora dire malcelati, che la malfermità dei gommini di Olimpia non valgono un granché, un abete no di certo.

Ma allor perché persuadersi di un tal convincimento già prima esserne stati immensamente travisati? Lo chiariremo tramite i macellati.

                                                                                                               

Ecco dunque: la farina di Pino, quella delle raccolte auree di San Terziano, è da intendersi come Ecco dunque. Ecco dunque è da intendersi d’altra parte come uno Spago di gomitolo. Esso infatti ha più pallottole in corpo di un rospo scozzese. A pois.

Sarà allora l’Onor del Vero a sgattaiolarsi dal persuadere che fu altresì la pentola ad esser bucata.

L’Oz al temperino

Posted in Atopie con i tag , on Marzo 5, 2009 by sigmondo

Si viaggiava per i sette pluriversi dell’azione: era il diciannove, al mattino. L’Oz era maravigliato a tal punto che si bevve tutto d’un sorso il fragoloso succastro ottenuto dalla pigiature dell’altrui propria scarpetta rossa; ebbene che cosa scrisse da tale prospezione? «Quello che state leggendo».

Chissà poi perché scelse proprio, proprio tale forma enunciativa.

Se fosse la proposizione o tutto il testo è difficile a dirsi e parecchio facile a darsi. Mettiamo ad esempio che la proposizione riguardi il testo: il testo riguarderebbe a sua volta la proposizione? Che dire… la scarpetta rossa certo è dura a bere, però quale sollievo porterebbe scordare i mille rivoli che ne discesero. Pare gramigna. È tutt’affatto imbellettata per scosciare la misura fuori da ogni frame di galatticità. Ma di quale sistema stiamo parlando? Sicuramente è bene non scordarsi che stiamo ragionando all’interno di un panino ben imbottito che a sua volta rimanda al substrato di cui sopra. Ma dunque: ruoterà, ruoterà ancora il pianetucolo semptiversale?