Archivio per Luglio, 2008

La Compagine Aliena Supersignificante (Atto I: L’ammutinamento dei residui diurni)

Posted in Deliri semiotici con i tag , , on Luglio 31, 2008 by sigmondo

Il Freddo venne a galla, stecchito. Il Crudele non at-tendeva altro. Ancora una volta due biglie e una botte: arrivati al punto dove per l’uno è impossibile dire e per l’altro è impossibile ascoltare: il nucleo denso secante i due affossamenti. Colori? Ne dubito fortemente, semmai odori imbalsamati; le orbite fuor di pupilla tracciavano due direzioni di evidenza: le Ragioni ed i Giudizi. Per gradi.

Le Ragioni: l’affidabilità statistica delle cose estese è (putta)nata dall’Illuminismo licantropo, tagliate le dita ora sfugge dal moncherino.

I Giudizi (o forse i comizi): pagine e pagine di portolani al vento si squagliano per l’orrore; solo di tanto in tanto sono raccolte da un pettine di un fagiolo. È glittoteca.

Risalgono. Più che riemergere, risalgono. Rivengono, semmai. No. Macchè: sospesi a divinis. Furor di sasso! Allora proseguono, diciamo così. No. Macchè: sospesi a divinis. FurAppesi! eh già, eccoli già qui, in gamba, cioè in testa al gruppetto. Certo, no. Macchè… Appesi? A divinis, in gamba. Come sempre, per sempre:

- Ma erano due?

- No. Macchè!

- In gamba?

- Eh già… sì, in testa più precisamente.

- Più precisamente?

- Eccoli qui, riemer…no! Risalgono!!!

- Daccapo.

- Per gradi?

- No: arriva al punto.

- Che disdetta! Che tonante noia! Ma proprio, proprio analiticamente?

[Durante il primo agguato, esorbitano il cirfolle pianeta.]

Mangiata la bistecca di Barthes si piomba dunque nel tubo; procedere per entinemi, pasto ghiotto! d’altronde, vestendo i Jeans Jesus, Pier Silvio Pasolini è bell’e maritato.

La Compagine Aliena Supersignificante (Ouverture: il buco nero etnosemiotico)

Posted in Deliri semiotici con i tag , , on Luglio 31, 2008 by sigmondo

Baudrillard a terra, sfinito, morto assieme al sacro: Girard l’aveva presunto e Foucault – come spesso accede – lo presentì. Or ora girano voci sull’anticompare suo, Deleuze, ne diremo in seguito: un vociare terrifico, il secolo ne verrà sommerso (non scriverei mai a un imbecille – se non sapessi che è un imbecille!). Il popolino è ormai accecato dal dado, rotola e rimbomba; pare divertito, appare invero la medesima manciata di segni.

[L'Antemaledetto in fiamme e Marquard col cerino: anestetiche. Verrà il giorno.]

Le lezioni americane: l’u-detto non avverrà ché rapito da tumulti, pravi. A cavallo dell’onda semiosferica a fulminar l’enunciazione: tempi di surriscaldamento semiotico. Al di qua e là incespichiamo nel qui e allora presentificato, il viaggio è capovolto: in un sogno planimetrato a giorno. Il Linguaggio è legna da ardere. A costo di esser (de)menti relazionali cosalizziamo le cose, e dagli eventi/inventi stolidamente fossilizzati ricaviamo l’unguento lenitivo. Un’orda di crani, ecco cosa rimane. Festina lente! Ad esser fugaci tutto sfugge.

[Un intorno linguistico, legato due volte.]

Ecce homo: il dubbio mortale, che il discorso – affatto stillante del molteplice - di Deleuze altro non fosse che un giochino del due.

Le ugule molli. Da Carroll a Bion via Blanchot, senza Sade.

Posted in Sospensioni con i tag , , on Luglio 30, 2008 by sigmondo

Masoch: appeso – a testa in giù -, sciagurata congiu-ra! Ribaltando i segni si può tutto, financo decapitare i puntini senza i: serie di miniature di un idolo casalingo, trafugata – ed oramai altrove. Taluni promanano un po’ come Breton, attingendo a piene mani dalla tradizione spagirica del XVII secolo, non capendo – affatto – Freud.

Talaltri tonitruano il Nietzsche - impalato – in Blanchot s’accende e rumoreggia. In effetti ci fu sempre una forte irrealtà nella loro Unione: la scarica di per sé non ebbe Luogo. Servirebbe un organizzatore sociale: giochetti, madrigali, odesse, soprattutto sufeti dell’Ombra: lo sapeva bene Pausania il Periegeta: l’Eco fa la differànza.

Sgomitando su e giù per lo spessore, dell’e.

[Esordienti strutturalisti vorrebbero non aver toccato quei segni putrescenti, ora si dimenano - incanteranno Edith Piaf.]

Il concetto di presenza evidenziata appare e scompare – in esametri leonini e in distici elegiaci – dalle leggi catatoniche delle agorà deserte: il serpente umano lascia la traccia su ogni cosa. Macché osp(/t)italità! Diremmo di rimbalzo: l’alterità dell’alterità, mai Altra: presuppone l’evidente.

Nonostanti i guasti – con Rimbaud schioccò l’alterazione come via regia per il come via regia per il come via regia per il come via regia per il come. Il suo (del Nostro), tuttavia, sarà kinicismo: girolagando come un cirfolle pianeta, che pentagerazione! Il globo è sfera. L’esperienza agglutinata in Verbo lascierà dunque il passo alla sintassi celiaca; i grumi svettano, difficile definirli altrimenti…

Sade leverà un urlo ad ogni zoologica senza Zoé: come l’avvoltoio che percoteva con la sua coda le labbra di Leonardo nella sua culla.

Psicagogie: la notoria griglia, gli oggetti bizzarri appesi al muro, l’Apparato per pensare i grumi scorticati che s’incistano in un’espansione colossale tutto-corpo, gran bel botto dal vertice topico! Il racconto di Jensen racconta di una guarigione: tra la barriera di contatto e la sveglia c’è sempre un comodino.

 

Cogito ergo cogito: il dire-Vaudeville

Posted in Cervelleità con i tag , , , on Luglio 26, 2008 by sigmondo

[Libri da ardere nelle stufe spente di Bristol.]

Se la scienza, nell’acce(tta)zione corrente del termine, tornasse su se stessa rimarrebbe accecata e storpia: uscir dal tracciato reca sconquasso al (Nome-del-) Padre, pio.

Scie(me)nza: i funtivi aggrappati e degradati a funzioni, il grimaldello dell’oggettuale. Condotti, condotti, condotti i mulini transeunti: il lavoro del negativo. Oh Pandora! Oh tempi di colera, panorami monadici alle fonti del falso Mozart! Passiamo al Dunque.

Uscendo dal cappello: se dir co-scienza muove dal far-netturbino, dall’alambicco di Matteo Blancho – perdureranno – ovunque gli schizzi. Fuor di splitting patologico resterà mero Gergo Satanico: senza Bene, mille e una notte con cento pir(l)andelli.

[Benedetto (in) Croce e Maledetto (in) Calice - tuttora - senza coda.]

Il becco, fior di becco: o-o: innanzi a lor sfugge – ricuperando correzioni orizzontali. Bianco su bianco pone problemi tutt’interi, il dire. Mai scalfitti. Ma pur sempre accartocciati: la paura resta la base di ogni ordine sociale: squagliandosi, un gigno beffardo li tumulerà.

Il quadrangolo intenzionante

Posted in punti di fuga con i tag , , on Luglio 26, 2008 by sigmondo

Il più divide, il meno ancor più.

[Microbiologia ed ingegneria del segno sorpassano l'aitante Chimera ramata: more geometrico dei fiordi catanesi.]

La contingenza avanza – è funzionale; la panoplia SéDuce il vituperio di Stato paparazzato: Cagliostro con-segue – sempre, parer suo – l’ugula feroce: indenne. (Io/essi) Sono malgrado l’Orpello bendato sotto l’egida del vice-Meridiano: il meriggio ci assale innocuo e crocefisso. Valenti note riprese dal baccante – seppur ebbro – a mo’ di eco per il baule degli scrigni, un balletto di (es)ponenze, nel mentre, riviene. Schutzstaffel. Lor malgrado, sull’orlo della notte.

 

I sali nel tubo, il tappo, la radice

Posted in Cervelleità con i tag , , on Luglio 26, 2008 by sigmondo

L’Essere appare, esser morto. Logocentrismi e fonolo-gocentrismi dissolti, ormai risorti: è prerogativa dell’ossesso, un lontano grugnito. Ecolalie condotte, trasdotte – restanti inalienabili: il cristallo è carta serpentina. Condensa, sposta: sublimina l’errata fornace. Dissidente. Herr Hirt, con i crani: grave lacuna. Porcile: immane realizzazione ante litteram dell’Impero dei sensi, capovolto. Veniamo al sodo, la fustigazione per pochi devoti trae un rigido affanno e rinnovate concitazioni.

 

Amen: il fatto è fatto.

 

È per un pezzo. Ricuperando i numeri più ustionanti, purtuttavia non assoluti. Miracoli dell’ubiquità. Ma è una risposta pelosa, e il più delle volte imbrogliona. Cosenuidale. 

 

Accattoni

Posted in Pat-etiche con i tag , , on Luglio 26, 2008 by sigmondo

Nella nostra impervia contemporaneità al presente siam tutti catto-menti. Cattoliberisti, cattopapisti, cattodemocratici, nuovi democristiani e cat-tocomunisti. Dimenticavo: (s)fasciorazingeriani. E che catto! Il preludio dell’Uno avvenne quando l’Immuno Cavillo con i suoi vassalletti e le sue pischelle fu ricevuto nella reggia di Re Maledetto XVI: il resto abbiamo a vedere. Tutti mente-catti, avidi lettori del vangelo del consumo – televisivo – di massa ci terremo aggiornati con molta/o Fede.

 

Ripreso ed accortamente rinsaldato dalla contropar-tita.

 

La Compagine Aliena Supersignificante (il Preludio del divenir-ubuesco)

Posted in Deliri semiotici con i tag , , on Luglio 20, 2008 by sigmondo

Detto fatto, detto scritto. Dove ogni rattoppar viene meno siamo al segno dell’agire: un addensamento, un’implosione di segni che permette l’uscita dalla matrice significante di partenza: un buco nero etnosemiotico, detto altrimenti. Tra ceppi semiosferici e inceppi nevrotici. Tra vicoli ciechi grammaticali, pertugi (strettamente) sintattici e viatici (con)transferali:

Accidenti!

Debraiaggio e d’embraiaggio: s’impara, Accidenti! se s’impara, a voler esser ratto senza verme con Marco Giunio Silano. È esterno il Fuori che nemmeno trans-visibile in superficie, appare: lì tutto collassa, senza – irrisorio – cambiamento catastrofico e terrore senza nome. Tremore. Già con-cede d’esser pungolo per l’altrui guizzante sagacia.

 

Con la scarpa in mano

Posted in Sospensioni con i tag , on Luglio 19, 2008 by sigmondo

Con la sua scarpa in mano, visse Antonin Artaud. Così fu trovato quando la Sorte ne districò il non-Io in immagine ferma. Il suo disegno designerà i margini i ogni testo attraverso una parola che diventa testo essa stessa: dente che cade. Pompilio Realino lo trovò per strada. Si disaffezionò. La costanza del segnale accade, nulla può accanto all’Ordigno: attanzialmente si potrebbe prescrivere, tuttavia di abnorma si scioglie sempre. È esteso, diffratto, infranto, triturato, ma pur sempre coagulatore. Soggiace. Senza pieghe, né dispositivi accortamente adocchiati di sbieco come un pomodoro sghembo.

Zelante Gilles, proMotore filmico senza pellicola, scor-rerai ardito nella Z siderale.

 

Saggio sull’Interdetto Umano

Posted in Pat-etiche con i tag , , on Luglio 18, 2008 by sigmondo

[Mosche e licheni vagano con l'infermo prelato sul monte venusiano Citerona.]

Trovaron riparo nell’ampio raggio tracciato dal Sommo Theuth, resteranno sbriciolati. Accidia. Verruche e stracci. I prelati – quelli ancora entrotombi – schizzaron fuori dal tramezzo Eugioia! Eugioia! Demonìa! Invocaron l’Oracolo Accerberato per il lieto evento: trammazzato, là disopra: la sfinge e Laio, dunque: enigmi falla(I)ci.

Dall’ossario predato si popola l’accodato pianetino: embrionici vermi senza coda, pertanto nella Vegetalità – che, nient’affat(qui: un’unghia di incenso ben diffratto)to è un’Animalità incerta. È rizoma malfermo/infermo (anch’esso: come la partenogenesi che fu) nella sua tra-dizione sciagurata; ché difronte alla profezia di Tiresia. Diventa arguzia.

Esser gabbati, è il lazzo involontario del genio. Un’ingiunzione del reale nella sua nebbia. Ad esser sincretici non c’è intesa, solo treni in corsa: lame rotanti per ogni opposizione. Lacerano. Mentre la Quarta Impersona secerne la medesima verità candida e idiota.

Si può certo dire micragnosamente e – (Risperdal: suppergiù tre o quattro badilate) – stolidamente d’esser soavi.