Cogito ergo cogito: il dire-Vaudeville
[Libri da ardere nelle stufe spente di Bristol.]
Se la scienza, nell’acce(tta)zione corrente del termine, tornasse su se stessa rimarrebbe accecata e storpia: uscir dal tracciato reca sconquasso al (Nome-del-) Padre, pio.
Scie(me)nza: i funtivi aggrappati e degradati a funzioni, il grimaldello dell’oggettuale. Condotti, condotti, condotti i mulini transeunti: il lavoro del negativo. Oh Pandora! Oh tempi di colera, panorami monadici alle fonti del falso Mozart! Passiamo al Dunque.
Uscendo dal cappello: se dir co-scienza muove dal far-netturbino, dall’alambicco di Matteo Blancho – perdureranno – ovunque gli schizzi. Fuor di splitting patologico resterà mero Gergo Satanico: senza Bene, mille e una notte con cento pir(l)andelli.
[Benedetto (in) Croce e Maledetto (in) Calice - tuttora - senza coda.]
Il becco, fior di becco: o-o: innanzi a lor sfugge – ricuperando correzioni orizzontali. Bianco su bianco pone problemi tutt’interi, il dire. Mai scalfitti. Ma pur sempre accartocciati: la paura resta la base di ogni ordine sociale: squagliandosi, un gigno beffardo li tumulerà.