La Compagine Aliena Supersignificante (Ouverture: il buco nero etnosemiotico)
Baudrillard a terra, sfinito, morto assieme al sacro: Girard l’aveva presunto e Foucault – come spesso accede – lo presentì. Or ora girano voci sull’anticompare suo, Deleuze, ne diremo in seguito: un vociare terrifico, il secolo ne verrà sommerso (non scriverei mai a un imbecille – se non sapessi che è un imbecille!). Il popolino è ormai accecato dal dado, rotola e rimbomba; pare divertito, appare invero la medesima manciata di segni.
[L'Antemaledetto in fiamme e Marquard col cerino: anestetiche. Verrà il giorno.]
Le lezioni americane: l’u-detto non avverrà ché rapito da tumulti, pravi. A cavallo dell’onda semiosferica a fulminar l’enunciazione: tempi di surriscaldamento semiotico. Al di qua e là incespichiamo nel qui e allora presentificato, il viaggio è capovolto: in un sogno planimetrato a giorno. Il Linguaggio è legna da ardere. A costo di esser (de)menti relazionali cosalizziamo le cose, e dagli eventi/inventi stolidamente fossilizzati ricaviamo l’unguento lenitivo. Un’orda di crani, ecco cosa rimane. Festina lente! Ad esser fugaci tutto sfugge.
[Un intorno linguistico, legato due volte.]
Ecce homo: il dubbio mortale, che il discorso – affatto stillante del molteplice - di Deleuze altro non fosse che un giochino del due.