Archivio per Settembre, 2008

I tre cammelli al sugo DILWYN KNOX

Posted in Sospensioni con i tag , , on Settembre 28, 2008 by sigmondo

Specialisti senza spirito e gaudenti senza cuore vinsero dieci a diciuno l’orecchia metaempirica (e anche un poco pseudoide) di Franz K.: gli a-deschi (di Praha), gli a-desk; cripture d’officina. Virgolette: mettere QUI. Le puntine, dunque?

[Vladimir II aperse le Terme bis-Ontiche.]

(Pur) Essenti passati fior fior di lustri, il paupero starnazza ancora: Avanti rotolo/faccetta rossa e le sicurezze del con-certo passeranno via lisce!

La criptura an-alfabetica di Sloterdijk era, forse, anche ana-grafica? Non è malcerto, forse, che le scorse de-generazioni giunsero a fortuite rinvoluzioni? Eppoi: il Mezzogiorno fariseo, luddita e beghino non è certo il meriggio. In questi s-termini, allora, forse, il protervia, hajaba sensu, (ricordiamoci che Dina era la gatta), ebbe buio, come un satananasso scagliato da Marx Weber: un’oscura sciarada volta a chicchessia; come la consueta celebrazione del giubileo professionale: i ri-tratti.

Mentre Severino inghiottì Parmenide, le mosche di Bresson andarono in vacca. Il fantasma di Derrida non è, forse, revenant? L’immaginario del reale è altresì Masud Lakahn stagflazionato.

Sci-volano nella mentrità del pro-sciutto. Che bontà d’adipe! Che Westfalia immagolata! Yupp-wü rst è la S-S.ma Scotennata, senza-antenna e pre-parabola, (che) avviene. Dunquando è Troy, appercendo incente; siccome la rrrrrrr di umore fa (s)coppia. Para-para e meta-meta con l’ella, anch’essa intregola, risalì per-correndo la stessa alterità contenuta nel boccino-cocaino di una biro martellata nel veutero Silla.

Ricorre la quantità, la moltitudine; la gramigna lessa e lingua divoratrice di gatti: appercello la guardiola con lo scudiscio tristanico. L’abito non fa il mon(a)co, fa il PPPPPPontefice.

La C.A.S-S. (Atto II: La traduzione degli Inferi)

Posted in Deliri semiotici con i tag , on Settembre 26, 2008 by sigmondo

La fretta… una specie di cannibalismo moderno.

Da Il dottor Mabuse di Fritz Lang

 

[Le pro-posizioni del (de/)dis-curso(Re) sono il crogiolo dell'af-ferma-zione, (-) proprio per dunque (-) sarebbe (per) bene enunciarle s(ì)empre nella forma del fra-sì: AF-fermazioni Frau-dolente…über über alles! Lungo il viatico il Pastore Tedesco venne al santo bosco, giusto dietro Martino stesso.]

La Destra del segno prelude. L’Èssere è(vento), (ri)dente sbriciolato tra le calci sgionfe della crapula indigerita. S’innalzano le Dinge (o s’innalza il piede monco?) La notte dove tutte le vacche sono nere, or ora, ha scovato l’allodola: pare un guasto da manuale (elettrotecnico).

La Destra del segno è il punto. Dove il senso trova una sua sospensione vi è la Destra del segno. Altra cosa è la punteggiatura, che scorre per concatenazioni tra le parole.

La Destra del segno s-traccia. Sebbene appaia, immacolata non è. Tre tracce dell’altrove: l’opacità del vento semiosferico, la resa dell’agire strumentale, l’indissolubilità dei grani di luppolo.

La Destra del segno compulsiona. Herr Hirt: «Un tale è bensì il medesimo, ma è anche altro. La noità, che dire, suona sempre come noia» . Tutto tace. [Un segno marcato con qualche arnese scippo o con le mani].

Il po-pollastro è viable, per il resto l’operazione non quadra, nemmanco di sbieco!, e non circola neppure. È spy. [Pertracchio.] Quindi: ricreare dei (ci)cloni digitali di quelle archi-tetture grammaticurali che riqualificastravano e disabitavano la cittadinanza museale dello zootico.

Detto il resto, è bene dire immantinente che il motivo del fischietto è il soffio, l’aria, invece, è una mera conseguenza: la debolezza dell’ente nell’epoca del segno. Èra un Gennariello sociabile e non poco pciabile, diciamo sociedile, ma pur-troppo inde-fesso. Il segno della Destra è il nuovo – non U/ultimo – ente.

La K-sima Intregola

Posted in Atopie on Settembre 12, 2008 by sigmondo

Se non avete abbastanza soldi per comprarvi gli allucinogeni, compratevi la televisione a colori.

Da Due o tre cose che so di lei di Jean Luc Godard.

 

Iniziamo col dire che il Re-Duce di Maledetto XVI è il suo doppio preso per la coda: è scuoiato e ricucito senza cotenna: Io-pelle si è presto dileguato. Orbene, se non riuscì nemmanco un tale demone a scampare dallo scempio vorrà pur dire che albeggerà il suo chiarore autunnale, sempiternamente: LUCI D’AUTUNNO. Ma che trallallacchio! È la Kappesima Intregola!

Si apre altresì un travaglio di ipotesi.

Può, all’interno del timore panico, esser-ci intelleggibilità co-artata?

È bene che il nunzio (esa)sperato sia appeso e incartapecorito?

Ma soprattutto: Narciso è Boccadoro?

Feli-citazioni.

Un doppio legame. Attenzione!!! È vietato attraversare i binari: attraversare i binari. Chissà poi dove stava la linea gialla… è certo però che – con il sorriso in fronte – domani continuerai a viaggiare, nel NON. Irrefutabilmente defenestrati. Sparare. Un pochetto. Diciamo 30,67 ´ 12. Giusto per leggere qualcosa. Essere giusti con Freud? È Bene, o più che bene, oppure anche in minor misura, prima di giungere alle conclusioni, dopo aver letto siffatto fatto, nel mentre della riflessione sul medesimo, nel perdunque e nel per come, essere catidiotico (cfr. Claudiux, Un antidiotico contro il sistema, 22 Luglio 2008)?

La risposta è di dubbia certeza e di certa dubbiezza: «tuttavia» è bensì «anche», tuttavia è anche «bensì»: l’italietta missionaria nel tubo e improbabili mecenati massonari.

Giunti a questo punto vorrei riprendere per sommi capi il capo pennuto di Maledetto , e, facendo leva sul nesso schizzare/schiazzato, desidero spiegarmi circa questo procedimento.

L’evento è (in)contro e, esso stesso, invento: sebbene parra irrelato, è-vento. Collazionare è la procedura del segugio tiburtino: revenant. I sorci dell’Ovest – dal canto loro (fuor di piffero) – hanno preferito, altresì, tacere riguardo a certuni lipogrammi, giusto per non pigliarsi dallo scompiglio scatapesto, giusto per rimpinguare la condizione beluina (e un poco borbonica): gettati-nel-wV(rld).