L’Oz al temperino
Si viaggiava per i sette pluriversi dell’azione: era il diciannove, al mattino. L’Oz era maravigliato a tal punto che si bevve tutto d’un sorso il fragoloso succastro ottenuto dalla pigiature dell’altrui propria scarpetta rossa; ebbene che cosa scrisse da tale prospezione? «Quello che state leggendo».
Chissà poi perché scelse proprio, proprio tale forma enunciativa.
Se fosse la proposizione o tutto il testo è difficile a dirsi e parecchio facile a darsi. Mettiamo ad esempio che la proposizione riguardi il testo: il testo riguarderebbe a sua volta la proposizione? Che dire… la scarpetta rossa certo è dura a bere, però quale sollievo porterebbe scordare i mille rivoli che ne discesero. Pare gramigna. È tutt’affatto imbellettata per scosciare la misura fuori da ogni frame di galatticità. Ma di quale sistema stiamo parlando? Sicuramente è bene non scordarsi che stiamo ragionando all’interno di un panino ben imbottito che a sua volta rimanda al substrato di cui sopra. Ma dunque: ruoterà, ruoterà ancora il pianetucolo semptiversale?