Archivio per la Categoria Deliri semiotici

Patty Chiari e Harry Vederci

Posted in Deliri semiotici con i tag , , , on Maggio 9, 2009 by sigmondo

Debbo dire che ritengo di aver parlato abbastanza, o fosse per rendere più credibile questa affermazione non avrei dovuto manco dirla. Eppure se non l’avessi detta, non avrei parlato abbastanza per dire di un di più… sarebbe mancato un pochetto. Ora, se quel pochetto è già un troppo in là, come togliersi dalla posizione mediana? Che grana!

Essay sull’argonica speciazione degli enti primi

Posted in Deliri semiotici, Narci-sisma con i tag on Aprile 11, 2009 by sigmondo

 

Ieri sera, verso le tre della sera, mi ritrovai a dialogare un dialoghetto con Sapevole: «In fondo in fondo debbo ammettere il mio platonismo: confido nel fatto che l’immane scrivenza rovini affatto gli enti, che li deturpi almeno un pochetto.

Al contrario, se così non fosse, smetterei all’istante, e mi dedicherei piuttosto all’istantanea. Al momento – stante l’istante – sarebbe bene dire sarebbe!, anzi desistere dal dirlo e scriverlo semmai: “sarebbe”. E così scrivendo scavacacchiare l’elogio futile del pongo».

Lo stracarlone intergalattico al cospetto di Luigi Vernes

Posted in Deliri semiotici, Peregrinazioni con i tag , , on Aprile 8, 2009 by sigmondo

                                                                                                                                

Bruce tornava in Texas: aveva ormai raggiunto, tra applausi e ovazioni, il suo agognato complesso fisicalista, l’arcinoto duo Deno. Egli raccontava di aver manomesso (o meglio: di aver messo mano) sulla loro strumentazione teatrica – noi trapassati non abbiamo alcun senso del tempo -, per poi riarrangiarla dal primo rigattiere – che era solito sciogliersi nei mille rivoli della transitività gheoparda.

La C.A.S-S. (Atto II: La traduzione degli Inferi)

Posted in Deliri semiotici con i tag , on Settembre 26, 2008 by sigmondo

La fretta… una specie di cannibalismo moderno.

Da Il dottor Mabuse di Fritz Lang

 

[Le pro-posizioni del (de/)dis-curso(Re) sono il crogiolo dell'af-ferma-zione, (-) proprio per dunque (-) sarebbe (per) bene enunciarle s(ì)empre nella forma del fra-sì: AF-fermazioni Frau-dolente…über über alles! Lungo il viatico il Pastore Tedesco venne al santo bosco, giusto dietro Martino stesso.]

La Destra del segno prelude. L’Èssere è(vento), (ri)dente sbriciolato tra le calci sgionfe della crapula indigerita. S’innalzano le Dinge (o s’innalza il piede monco?) La notte dove tutte le vacche sono nere, or ora, ha scovato l’allodola: pare un guasto da manuale (elettrotecnico).

La Destra del segno è il punto. Dove il senso trova una sua sospensione vi è la Destra del segno. Altra cosa è la punteggiatura, che scorre per concatenazioni tra le parole.

La Destra del segno s-traccia. Sebbene appaia, immacolata non è. Tre tracce dell’altrove: l’opacità del vento semiosferico, la resa dell’agire strumentale, l’indissolubilità dei grani di luppolo.

La Destra del segno compulsiona. Herr Hirt: «Un tale è bensì il medesimo, ma è anche altro. La noità, che dire, suona sempre come noia» . Tutto tace. [Un segno marcato con qualche arnese scippo o con le mani].

Il po-pollastro è viable, per il resto l’operazione non quadra, nemmanco di sbieco!, e non circola neppure. È spy. [Pertracchio.] Quindi: ricreare dei (ci)cloni digitali di quelle archi-tetture grammaticurali che riqualificastravano e disabitavano la cittadinanza museale dello zootico.

Detto il resto, è bene dire immantinente che il motivo del fischietto è il soffio, l’aria, invece, è una mera conseguenza: la debolezza dell’ente nell’epoca del segno. Èra un Gennariello sociabile e non poco pciabile, diciamo sociedile, ma pur-troppo inde-fesso. Il segno della Destra è il nuovo – non U/ultimo – ente.

La Compagine Aliena Supersignificante (Atto I: L’ammutinamento dei residui diurni)

Posted in Deliri semiotici con i tag , , on Luglio 31, 2008 by sigmondo

Il Freddo venne a galla, stecchito. Il Crudele non at-tendeva altro. Ancora una volta due biglie e una botte: arrivati al punto dove per l’uno è impossibile dire e per l’altro è impossibile ascoltare: il nucleo denso secante i due affossamenti. Colori? Ne dubito fortemente, semmai odori imbalsamati; le orbite fuor di pupilla tracciavano due direzioni di evidenza: le Ragioni ed i Giudizi. Per gradi.

Le Ragioni: l’affidabilità statistica delle cose estese è (putta)nata dall’Illuminismo licantropo, tagliate le dita ora sfugge dal moncherino.

I Giudizi (o forse i comizi): pagine e pagine di portolani al vento si squagliano per l’orrore; solo di tanto in tanto sono raccolte da un pettine di un fagiolo. È glittoteca.

Risalgono. Più che riemergere, risalgono. Rivengono, semmai. No. Macchè: sospesi a divinis. Furor di sasso! Allora proseguono, diciamo così. No. Macchè: sospesi a divinis. FurAppesi! eh già, eccoli già qui, in gamba, cioè in testa al gruppetto. Certo, no. Macchè… Appesi? A divinis, in gamba. Come sempre, per sempre:

- Ma erano due?

- No. Macchè!

- In gamba?

- Eh già… sì, in testa più precisamente.

- Più precisamente?

- Eccoli qui, riemer…no! Risalgono!!!

- Daccapo.

- Per gradi?

- No: arriva al punto.

- Che disdetta! Che tonante noia! Ma proprio, proprio analiticamente?

[Durante il primo agguato, esorbitano il cirfolle pianeta.]

Mangiata la bistecca di Barthes si piomba dunque nel tubo; procedere per entinemi, pasto ghiotto! d’altronde, vestendo i Jeans Jesus, Pier Silvio Pasolini è bell’e maritato.

La Compagine Aliena Supersignificante (Ouverture: il buco nero etnosemiotico)

Posted in Deliri semiotici con i tag , , on Luglio 31, 2008 by sigmondo

Baudrillard a terra, sfinito, morto assieme al sacro: Girard l’aveva presunto e Foucault – come spesso accede – lo presentì. Or ora girano voci sull’anticompare suo, Deleuze, ne diremo in seguito: un vociare terrifico, il secolo ne verrà sommerso (non scriverei mai a un imbecille – se non sapessi che è un imbecille!). Il popolino è ormai accecato dal dado, rotola e rimbomba; pare divertito, appare invero la medesima manciata di segni.

[L'Antemaledetto in fiamme e Marquard col cerino: anestetiche. Verrà il giorno.]

Le lezioni americane: l’u-detto non avverrà ché rapito da tumulti, pravi. A cavallo dell’onda semiosferica a fulminar l’enunciazione: tempi di surriscaldamento semiotico. Al di qua e là incespichiamo nel qui e allora presentificato, il viaggio è capovolto: in un sogno planimetrato a giorno. Il Linguaggio è legna da ardere. A costo di esser (de)menti relazionali cosalizziamo le cose, e dagli eventi/inventi stolidamente fossilizzati ricaviamo l’unguento lenitivo. Un’orda di crani, ecco cosa rimane. Festina lente! Ad esser fugaci tutto sfugge.

[Un intorno linguistico, legato due volte.]

Ecce homo: il dubbio mortale, che il discorso – affatto stillante del molteplice - di Deleuze altro non fosse che un giochino del due.

La Compagine Aliena Supersignificante (il Preludio del divenir-ubuesco)

Posted in Deliri semiotici con i tag , , on Luglio 20, 2008 by sigmondo

Detto fatto, detto scritto. Dove ogni rattoppar viene meno siamo al segno dell’agire: un addensamento, un’implosione di segni che permette l’uscita dalla matrice significante di partenza: un buco nero etnosemiotico, detto altrimenti. Tra ceppi semiosferici e inceppi nevrotici. Tra vicoli ciechi grammaticali, pertugi (strettamente) sintattici e viatici (con)transferali:

Accidenti!

Debraiaggio e d’embraiaggio: s’impara, Accidenti! se s’impara, a voler esser ratto senza verme con Marco Giunio Silano. È esterno il Fuori che nemmeno trans-visibile in superficie, appare: lì tutto collassa, senza – irrisorio – cambiamento catastrofico e terrore senza nome. Tremore. Già con-cede d’esser pungolo per l’altrui guizzante sagacia.