Archivio per la Categoria Peregrinazioni

La volpe e Luca

Posted in Peregrinazioni con i tag , , , on Aprile 25, 2009 by sigmondo

 

Quando ebbi scritto “Quando” all’inizio di questa riga, non intendevo affatto proseguire con “ebbi scritto ‘Quando’ all’inizio di questa riga”, intendevo procedere verso l’inizio della riga stessa e non meramente verso il “Quando”.

Ma questo non è stato possibile e la ragione la conosciamo bene.

Mentre indagavo sulla procedura del fischietto (Mondo, 2008), trovai il suo motivo nel soffio e non, come si potrebbe ritenere a tutta prima, nell’aria. Sussuasi di questo possiamo recedere nella prossimità del rientro, ma un attimo… a che punto siamo? Al quarto.

[Le tube di falloppio della semiosi.]

Non avevamo il benché minimo ‘benché’ che ci potesse benchédire che non avevamo la soglia per dirlo. Il che è più semplice della caligola ortruga: viaggia al largo delle coste d’avorio. Se poi pensiamo che cinque minuti fa mi si è avvicinato un tipo e, in quanto tale, non stava cercando affatto Bertrand Russell. Fu fortunato e chiese alla persona esatta. Ma non mi trovò.

[La freccia rossa dell’enunziazione.]

Sarebbe errato dire che Aldino Truffa, in arte Diego Napolitani, trascura i suoi pazienti: li transcura, semmai.

Lo stracarlone intergalattico al cospetto di Luigi Vernes

Posted in Deliri semiotici, Peregrinazioni con i tag , , on Aprile 8, 2009 by sigmondo

                                                                                                                                

Bruce tornava in Texas: aveva ormai raggiunto, tra applausi e ovazioni, il suo agognato complesso fisicalista, l’arcinoto duo Deno. Egli raccontava di aver manomesso (o meglio: di aver messo mano) sulla loro strumentazione teatrica – noi trapassati non abbiamo alcun senso del tempo -, per poi riarrangiarla dal primo rigattiere – che era solito sciogliersi nei mille rivoli della transitività gheoparda.

La falsità del codice agro

Posted in Narci-sisma, Peregrinazioni, punti di fuga con i tag on Gennaio 31, 2009 by sigmondo

                                                                        

La palla: il grado zero del capello. (Filosoficamente) Senza né barba né baffi, malpaghi dell’insperato ribaltone dei segni. Ebbene: avremo l’accortezza di contraddire tutti gli enunciati della fisica grastronomica.

Il moto browniano ci sarà di grande aiuto.

Tutto ciò mi scordò che martedì venturo, prima di aver ignorato la vera consistenza dell’Ab-surdo, avrò veduto – in guglia – il rapanello rosa sorseggiarmi dal vivaio: trattasi di processi culturo(nonché agro)genetici. Licenziai allora tanfi dieci di granulato di orbetello, per prima assumerlo con somma vacuità dieci ore dianzi. Un grammo, un Ur-; si direbbe.

Ur (o grammo) che abbiamo tracciato questa genesi non ce ne facciamo una pera matura: tutto ciò mi ricordò che il rapanello sorseggiandomi in guglia dal vivaio avrà ormai licenziato il nome di Ur-genetico, ma palafreno non fu. Forse sarebbe stato più controindicato (o di degna Allucità) nominarlo semplicemente con il chiamo: tutto ciò mi scordò che quando l’orbetello ebbe a bere il salubre solferino l’etera ri-venne tonno (senza piume, dunque). Che posto meraviglioso per torchiare le ulive!

Valicato l’alveolo (che troppo spesso S’ignora), solo piume e solferini.

La civiltà del naso che gli duole. Annuncio

Posted in Peregrinazioni con i tag , on Dicembre 3, 2008 by sigmondo

Scudiscio di scusciscio e trallallacchio pindarello, apparirà il testo mundico apparente dove la bimba di pinocchio non duole: nel frallallacchio pirlomeno preludo cotanta lattughità.

Schizzofrenesi e deuterogaloppo nella quadrella dell’entromachia

Posted in Peregrinazioni con i tag , on Novembre 22, 2008 by sigmondo

Gustavo pietro-polli al Carné quando uno strangulto m’infischio l’orecchia; mi disse: «Oramai i Pro-fessi son fin troppo nutriti, vediamo di enumerarli». A dir poco, dunque: l’intellettuale, il formatore reattivo, l’idealista, lo scissore, il negafono, lo spostato, er coatto e l’immancabile proiettore; un’anzifattanza di carapaci sprocellati nell’antriocurpacchio permustaffatore.

[Il machismo di Venere.]

La Psicolozia Random si destreggia bene nello sviluppo, Nonna Papera invece insegue ancora l’inconsunta stazione: il circo-di-vita è sorretto da un principio carminativo. La pulsione deputata in questo caso, séduce lo Zeppelin di Hellzapoppin’: s-caracalla il c-orallo con l’allo scal-mallo!

La morale (o la molare, se si preferisce)? I landescapes rimbanzerellano tra ugonotti e gualdraccini; Rensis Likert, in uno sfruscello, li accalacchiapperà.

ebbene scriverò di colombi e di tubi…

Posted in Peregrinazioni con i tag on Novembre 13, 2008 by sigmondo

[Un retroscena del supposto-pre. La s-comunicazione dei tre commensali: hai giàrdinato lo pozzo?]

Invero erano diciassei persone – tutt’affatto – arrotolate in un immondo spendore [a quattr'occhio]: tra il continuo essere-tra e dire-tra non si rischia, forse, di s-tra-fare? INTER-ESSE e TRA-DIMENTO volgono filosoficamente al rigurgito, in ispecie: aprono un inter-capedine al fantasma del boudoir.

Con dolci parole la contea fustiga il lettino - Got fire? – … e il neo netturbino sgocciola: aveva (s)paventato l’idea che la «i» e la «s» fossero le lettere più insidiose: così-si-dice.

Guattarello rimase blindato in un bald(r)acchino di gomma: la procedura non ri-esce sempre. Non dimentichiamoci che stiamo discutendo nell’ambito di un panino ben imbottito: discorrere altrove ci porterebbe ad infauste guarigioni. Tutto ciò, poi, ovviamente è da iscriversi in un ordine batterio-logico: c’era un moscone, appunto.

Alcune concordanze psichiche tra l’improvvisarsi-Heidegger e l’avere buio in meriggio pieno.

Posted in Peregrinazioni con i tag , , on Novembre 8, 2008 by sigmondo

Davanti all’aratro allora come oggi, sta soltanto… il bue.

Sig(is)mund Freud, Il motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio

 

Sebbene l’eroe aveva compiuto tutte le sue orecchie, è pur vero che novembre contiene un principio di Dicembrità. L’Essere improvvidente è il punto: tra la Gradiva freudiana e la Gradisca felliniana, che mestiere da pendolino, il pendolare!

[Rogorando.] Giunto, dopo tre chilometri di bue, attesi. Mi trovò là. Atteso. Era egli stesso, dunque: Mastro Ciliegia. Ebbe modo, a suo tempo, di inoltrarmi buone novelle sullo statuto, peraltro da tempo florido, del far-netturbino nell’Epistemologia della Burrata: la direzione del senso era quella della Complessità: Ov«est. Tutt’a un tratto, (tutta-via,) il su medesimo detto, mi si rivolse contro. Era un mentrino di mancata ipseità: il tratto ora biro, non era. Il suo disinchiostrarsi crebbe altresì in bagatella: la mitodologia della pre-venzione.

[Sedia.] Ancor vagano, di incenso e mirra i fumi grigi. In due. La (af)fondazione come usbergo delle pratiche del risucchio: in questo senso, sebbene il è dir-si, il si è far sì? Il siffacchio mondano? Eppoi: che il malandrillo etnografico debba meramente accomiatarsi dai contorni? Che il « che» debba esser posto in questione? È la questione che merita di abitare l’abitudine? O l’abito, forse? Ma soprattutto: il grado Zero sghiaccia?

La domenica lunedetta

Posted in Peregrinazioni con i tag , , , on Ottobre 25, 2008 by sigmondo

e coperse il fil di piombo con uno zendado nominale. Di un livore denso e assassino, il precotto. [Per ora il Tu leggente - nell'ora - non sei ancor nel divenir-lettore, ma ben presto, essendo leggente ti renderai accorto - nel ri-conto - della differenza frapposta tra la tua or ora lettura e il fatto di essere posizionato difronte al testo.] E ancora una volta in nuce. Il beghino.

L’evenienza è certa nella sua estrusione, dubbia invece, nel suo sistere. Per questo: il rimbombar meccanico è evenienza macchinica. Una mattanza attoriale nello sfracello della fabbrica iperugoLaaaaaaaa!!!! (Una sorta di vulcanico precipitattore di sememi.) Tracce di gesso nel luogo della capenza, mille rivoli di non luoghi nella capenza del gesso: lo stare instauati come seconda pioggia del cipresso iberico. Hidalgo! C’è da dire, c’è. Ma, tutto-sommato, fu solo l’algoritmo della somma…

La bancarella di Gandhi: arretrando, il colle inceppato si s-ceppa.

Posted in Peregrinazioni con i tag , , on Ottobre 22, 2008 by sigmondo

Non è certo facile essere stranieri nella lingua altrui, è fucile. C’è da dire, tuttavia, che il tempo si trova difficilmente in questo periodo, ed anche i gatti: la speranza fa parte delle loro mansioni. Salti logici da galeone, da parte di Carlo Teodoro D.! che di mestiere faceva il tagliavini.

Il commesso del quale spirlavo dianzi è l’eroe eponimo dell’errore, ammesso il commesso, pirltanto, l’errore è sbeccato dal giullame. Perso inoltre l’adattamento, C. T. D. si ritrovò con un volto fin troppo squadrato: il portafaccia era fuori uso. [Caso duole che « demente» sia anche forma di inavverbialità (de-)mente.]

Aventi ormai appurato che il so-dio non è-vento, bensì frusc-Io, come giungere, ora, al fruscello? Propter duello, forse? Certo, è innegabile che essendo, si è (essenti). Tuttavia quest’ultima affermazione suona enunciante un Essere illegittimo e un poco bastardo: premeditato. Le idee di (un) dio prima della (es)creazione del mondo (Hegello). Per Paracello! I sigurtesi, tuttostanti i fatti, verranno allora – fuor di danza – ballanti. L’incidentale « tra l’altro» è divenuta ormai forma discorsiva primaria: tra-l-altro. Altro che(/altroché) Quarta Persona singolare…

[Api di cera caderanno in sonno, siccome (dis)graziate sull'orlo del patibolo.]

Con calde uve nere, banchetteremo i rinnovati cermogli. Con calde uve nere, quest’anno secante verrà bagnato. Di essere entrotombi ne abbiamo ben donde! Ugulando col sufeta viaggeremo fermamente spenti.

[Metodo del discorso, insidia della cosa]

4,016 Frebbbbraio. E, presa la metropoliuretana, varie volte mi colsi sul fatto mentre facevo seri tentativi di sorpendermi con le mani nel cogliente: il fatto è che, nel mentre, il cogliersi non può darsi: e nemmanco darsi. Porci, forse.

Il Turborapa Lentigginato

Posted in Pat-etiche, Peregrinazioni con i tag , on Ottobre 11, 2008 by sigmondo

Vendeva acini di freddo sconcio e becchino, il suo capitolo rimase per sempre immutato ed il resto, troppo colato dagli sfavilli di rupe, non fu nemmanco addendo. Un’apocastasi di genziana ri-sorse, sebbene ella stessa presentì notevoli sufi ugulare nell’uva. [Fare attenzione al binario uno: il treno prove-niente è in arresto.]

In genere, l’androginia si perde, in genus, evince sempre.

Foucault ha centrato in pieno il Fuori, s-terminandolo una volta per tutte. Gran bel colpo!

La com-prensione non scongiura il funzionamento (globale) dell’orbetello, semmai lo sciagura due volte: ogni dichiarazione non corrispondente al pero sarà infatti verseguita. Le congiunzioni strabiche di Husserl vedranno la piena luce del nostro essere – da sempre – sopra-naturali in quanto macchinici, la pochezza di GGGadda-mer si misuri col pendolino! [Qui andrebbe (non)pensato a guisa di cirfolle un pertollacchio distametrante.] In soscrizione, Jean Luc non s’improvvisò imprenditore statistico delle stelle: fu bensì Vitelgelo Mostarda.

Ho esitato non poco prima di esitare a soffermarmi sulla (, del suddetto,) struttura gemellare Il Turcolato Legittimato, e rotto il (proto)collo rimasi ammutinato (dai certunici residui diurni). Ora, esitante, procederò altrove: la mente è il Luogo dei luoghi fallaci, andrebbe altresì scritto là-mente, quale nesso con il tanto, peraltro giustamente, vituperato cerebello? NessUno. [Perlomeno intendiamoci sul fatto che il due non è Uno, almeno in parte.]

C’è da credere, tuttavia, che il giorno dopo l’evento, vi sia nel segno un fitto parlottare sull’accaduto, infatti: se Kant fosse un poco più liquido, diremmo: il divenire è necessariamente vincolato ad alcunché, la qual-cosa è di pareggio.