Eterobiografie di un cirfolle
Toronto, 18 Agosto 2008
Intervista condotta da Umberto Silimberti Galostri
Umberto Silimberti Galostri: – Bene, per iniziare vorrei chiederLe di ripercorrere a brevi tratti le tappe che L’hanno portata ad intraprendere questo percorso blogiforme.
Signor Mondo: – Più che di percorso, trattasi di caduta. Lo confesso: in realtà intimamente sono hegeliano. Questo spazio di depensamento è una sfiatatotia per il turbinio di Monumenti da me realizzati nell’extrainformatico. Le mie scappatelle con la scrittura dell’ueber mi forniscono il «moto» necessario per far rifluire il pensato in pensieri vividi.
U. S. G.: – Da questo il Suo accanimento per l’«umano» nel bolg?
S. M.: – Sì. Credo si possa convenire con grande accuratezza nel dire che tale atteggiamento sia la conseguenza e non la causa. Vede, l’«umano» – mettendo dentro al termine anche l’inumano e il disumano – è un dispositivo metasememico: cerca di condensare il Mondo in una qualche progettualità. Da qui il mio spazio di depensamento.
U. S. G.: – Intende forse dire che vi è opposizione, conflitto tra la sua vita «terrena» e quella «virtuale»?
S. M.: – Come forse Lei sa già ho il vezzo di fare iniziare la mia settima di giovedì in punto. In genere cerco di essere esecrando con la mia mondanità anche nella vita extrainformatica.
U. S. G.: – Non v’è conflitto dunque?
S. M.: – Non ci si può inerpicare in qualche aspetto meramente conflittuale del conflitto senza svaligiare qualche prossimità edipica.
U. S. G.: – Bene, vedo che questo punto non l’appassiona. Allora ci parli un poco della sua vita «extrainformatica» se crede.
S. M.: – Tramontata l’epoca – o la moda, per alcuni – strutturalista, la filosofia attende la costruzione di un soggetto che ricuperi tutti gli anatemi scagliati da Nietzsche a Derrida e riformuli un’idea nuova: Nancy in Francia ci sta provando. In settembre esce un suo libro di tutto interesse su questi temi. A dire il vero, pur confidando segretamente nel progetto, credo che la via sia un’altra: quella psicologica. Alla Freud ovviamente, di un Freud passato al setaccio di Ricœur ovviamente, ma alla Freud.
U. S. G.: – Potremmo dire: quando la psicologia passerà dalla cognizione alla ricognizione del senso?
S. M.: – Credo di sì, molto prosaicamente direi di sì.
U. S. G.: – Una psicologia imbevuta anche del Novecento-Linguistico?
S. M.: – La linguistica è una pletora di pletore, preferisco non parlarne.
U. S. G.: – E delle evidenze sociologiche sul sapere «psicologico»?
S. M.: – A questo proposito ci sono alcune cose che so, ed alcune altre che non so. Tra le prime, ciò che non posso conoscere e tra le seconde ciò che non conosco ancora. Un po’ come l’evidenza dei nostri tempi per cui, tra le nuove leve: Batman piace ai lacaniani, Il signore degli anelli agli junghiani e Harry Potter resta dominio dei freudiani: è una Trinità che persiste, anche se tuttora inconfessata, galleggia densa nei discorsi da Café.
U. S. G.: – Può chiarire meglio questo punto? Di quale Trinità si tratta?
S. M.: – Il pathos-del-singolo, l’epicità-del-collettivo ed il simulacro-della-bêtise. Il lacanesimo, insomma, credo sia una forma di junghismo talmente espanso da scoppiare e rivelarsi l’opposto di se stesso. Ma questo discorso merita un ordine di riflessioni assai più ampio, cosa che qui non possiamo affrontare.
U. S. G.: – Un ultima domanda, forse la più notevole che Le pongo oggi: non è eretico per Lei interessarsi a tal punto – come mostra nel blog – al «sociale»?