Archivio per demenziale

Patty Chiari e Harry Vederci

Posted in Deliri semiotici con i tag , , , on Maggio 9, 2009 by sigmondo

Debbo dire che ritengo di aver parlato abbastanza, o fosse per rendere più credibile questa affermazione non avrei dovuto manco dirla. Eppure se non l’avessi detta, non avrei parlato abbastanza per dire di un di più… sarebbe mancato un pochetto. Ora, se quel pochetto è già un troppo in là, come togliersi dalla posizione mediana? Che grana!

Sulla Quadruplice Radice del Principio di Ragion Deficiente

Posted in Sospensioni con i tag , , on Ottobre 25, 2008 by sigmondo

Shoppinghour sarebbe lieto della lietezza se solo la sua Volontà esistesse un poco meno. Che sbagliataggine! Gli costerà tre occhi e una radice. Al radio, ovviamente. Dall’altra parte del cielo, ovviamente. Che poi non è dato il suo trovarsi… In ogni caso, la né-Cessità cade ancora una volta al solito fagiolo: è forse un caso che l’invenzione del concetto di «buco nero» sussegue proprio la diffusione della tecnologia dello sciacquone? Ancora una volta: gettati-nel-WÓ(rld).

Il Turborapa Lentigginato

Posted in Pat-etiche, Peregrinazioni con i tag , on Ottobre 11, 2008 by sigmondo

Vendeva acini di freddo sconcio e becchino, il suo capitolo rimase per sempre immutato ed il resto, troppo colato dagli sfavilli di rupe, non fu nemmanco addendo. Un’apocastasi di genziana ri-sorse, sebbene ella stessa presentì notevoli sufi ugulare nell’uva. [Fare attenzione al binario uno: il treno prove-niente è in arresto.]

In genere, l’androginia si perde, in genus, evince sempre.

Foucault ha centrato in pieno il Fuori, s-terminandolo una volta per tutte. Gran bel colpo!

La com-prensione non scongiura il funzionamento (globale) dell’orbetello, semmai lo sciagura due volte: ogni dichiarazione non corrispondente al pero sarà infatti verseguita. Le congiunzioni strabiche di Husserl vedranno la piena luce del nostro essere – da sempre – sopra-naturali in quanto macchinici, la pochezza di GGGadda-mer si misuri col pendolino! [Qui andrebbe (non)pensato a guisa di cirfolle un pertollacchio distametrante.] In soscrizione, Jean Luc non s’improvvisò imprenditore statistico delle stelle: fu bensì Vitelgelo Mostarda.

Ho esitato non poco prima di esitare a soffermarmi sulla (, del suddetto,) struttura gemellare Il Turcolato Legittimato, e rotto il (proto)collo rimasi ammutinato (dai certunici residui diurni). Ora, esitante, procederò altrove: la mente è il Luogo dei luoghi fallaci, andrebbe altresì scritto là-mente, quale nesso con il tanto, peraltro giustamente, vituperato cerebello? NessUno. [Perlomeno intendiamoci sul fatto che il due non è Uno, almeno in parte.]

C’è da credere, tuttavia, che il giorno dopo l’evento, vi sia nel segno un fitto parlottare sull’accaduto, infatti: se Kant fosse un poco più liquido, diremmo: il divenire è necessariamente vincolato ad alcunché, la qual-cosa è di pareggio.

La Comunità delle Cipolle: avevo bollito l’equipollenza un po’ troppo

Posted in Peregrinazioni con i tag , , on Ottobre 4, 2008 by sigmondo

Stavo giusto per pareggiare i refer-enti cosmogonici del bidet, quando i tondi tellurici giunsero a compimento… a proposito ne approfitto per avvisare Mastro Ciliegia che quando leggerà questo mio scritto sarò già in cima al bue, e là lo attenderò. Tornando al punto, i sorsi non erano certo in nuce e nemmanco in nube. Pirlomeno il disavanzo è performativo: overplanning consensus, potrebbe, addirittura, apparire. Oh, se Sadoch vedesse cotanto sgomento! Nella mentrità del dove, dicevamo, co-seni girolaganti riempivano l’asciugamano: mangiare manghi a colazione, sono acerbi; meglio lasciarli maturana un po’. La (n)ominazione del mondo verrà di seguito, stanti altrimenti-e-non-così le cose (che poi sono gli aspetti più calcestruzzi).

[Attenzione: il treno iperregionale di Alitalia partirà 50 volte dal binario 6 invece che a zonzo.]

Dopo che i filosofi novecenti sgozzarono tutte le maiuscole, i concetti furono secondi alle narrazioni? Attenzione: così è anche altrimenti.

Il di-rettore gasolico insiste per promuovere una politica della cessitudine: l-imitazione non può darsi, (con)viene, eppure.

 

Brahamamlo si chiese Vado errato o sono errante? e (pre)notò le due note di gelsomino e caucciù diffratte nel nutrito pestume, finché qualcheduno gli sbattè con deliberata malgrazia l’incomoda tardezza: pare che la stretta di mano fu inventata per dimostrare che non si è armati.

Queste riflessioni, orbene, lasciano il tempo che trovano. Mi ricordo, ad esempio, che giusto tre o quattro, a dire il vero forse sei (ma esattamente: centun giorni), lustri fa trovarono il tempo di Bergson, in tal mentre, prima di lasciarlo, Porcell Mauss/Marcell Arroust trasportava un pacco con dentro se stesso: solo allora i molti accarezzarono l’idea di élan.

Insomma: siamo capenti!: la lattuga di sodio tempesta i luoghi gommici: abita l’oltrità del nulla. Il che non è niente, ma nemmanco qualcosa. E che poi, ben lo si sa, ad essere indessicali: chi è causa dei suoi cani, pianga il commesso.

 

Sorrisi senza gatti

Posted in Peregrinazioni con i tag , , on Luglio 11, 2008 by sigmondo
A tutta prima ei fu bensì abbastanza, tuttavia tutto-scorre. Non foss’altro c’è un crogiuolo d’agguatellati – che si mormora paracellando siffattanti guerdinciuoli. Eh buongiorno… vedirò callanteschi pedrelli si girola-gando ciurmanteschi. Caracallano, suvviperò non ta-trascano.

Obtorto collo

Posted in Cervelleità con i tag , on Luglio 11, 2008 by sigmondo

Me ne andavo per di qua – *Castello A1* – e poi, non so perché e per come, ma mi rifuggiron le parole: “Sipido e Sapido vanno a braccetto, ma che bravuomo gridava il coretto. Nobili vini fiorean dall’entrate, tingon di tela scuriti le gote.”

Ora sì che sono entrato – però quanto sale! – mi preme: vengono ancora più su, poi scendono entrambi. Erravo. Credevo: or ora sto tornando sui miei passi. Leggevo, non leggero, continuavo a leggere: inceppandomi ho proseguito.

[Persuaso del mio compito continuavo a contare i passi (o i versi: chissà!) che mi mancavano per toccare terra (dove sono (?)). Talvolta avvicinandomi ero talmente lontano ^^^^^^^ da esser quasi arrivato alla partenza. Poi però ripartivo dal fondo.]

Non era proprio così: percepivo un chiarore invernale, invero erano culle. Raccoglievano i miei sproloqui pronunciati altrove. Nel chiarore siderale crescevano in me desideri tutt’interi. Non negavo neppure l’assenza. Qualia?

Quanti corpi assolti si presenteranno dai trascorsi arpeggi!

[Uno.]

Mi pareva quasi di annegare sveglio. Un poco umido. Ma sveglio. Oscure signore possan rattoppar il viso opaco! Oh che sensi mobili: traggono porci.

[Nel non-no le asimmetrie spezzate.]

Se sono sette – da dove? – resteranno in cielo. Come brucia! Sale.

Eh già il sale unge sempre…