Archivio per ironia

Patty Chiari e Harry Vederci

Posted in Deliri semiotici con i tag , , , on Maggio 9, 2009 by sigmondo

Debbo dire che ritengo di aver parlato abbastanza, o fosse per rendere più credibile questa affermazione non avrei dovuto manco dirla. Eppure se non l’avessi detta, non avrei parlato abbastanza per dire di un di più… sarebbe mancato un pochetto. Ora, se quel pochetto è già un troppo in là, come togliersi dalla posizione mediana? Che grana!

CHI VUOL ESSERE MINCHIONARIO

Posted in Pat-etiche con i tag , , on Novembre 15, 2008 by sigmondo

In un’epoca di costanti ri-bassi della significazione, i nani non si sono fatti attendere: cabaret di Nibelunghi – senza Wagner – imbastiti con mezzo spago ben tirato e – con caute procedure e ben determinate circonvallazioni – opportunamente rammollito.

Oggi abbiamo appurato che l’apparecchio cicciotello induce uno Stato di depressione della vigilanza; – scavalcando gli arrovellati ric(hi)ami filosofici – potremmo pertanto esser portanti al Pertracchio. Tutto ciò tuttavia suona come un già detto ringalluzzito nel bugigattolo del pensar-muschiato: Heine fu bensì profeta: figurò un orizzonte di anecdotage.

Il Turborapa Lentigginato

Posted in Pat-etiche, Peregrinazioni con i tag , on Ottobre 11, 2008 by sigmondo

Vendeva acini di freddo sconcio e becchino, il suo capitolo rimase per sempre immutato ed il resto, troppo colato dagli sfavilli di rupe, non fu nemmanco addendo. Un’apocastasi di genziana ri-sorse, sebbene ella stessa presentì notevoli sufi ugulare nell’uva. [Fare attenzione al binario uno: il treno prove-niente è in arresto.]

In genere, l’androginia si perde, in genus, evince sempre.

Foucault ha centrato in pieno il Fuori, s-terminandolo una volta per tutte. Gran bel colpo!

La com-prensione non scongiura il funzionamento (globale) dell’orbetello, semmai lo sciagura due volte: ogni dichiarazione non corrispondente al pero sarà infatti verseguita. Le congiunzioni strabiche di Husserl vedranno la piena luce del nostro essere – da sempre – sopra-naturali in quanto macchinici, la pochezza di GGGadda-mer si misuri col pendolino! [Qui andrebbe (non)pensato a guisa di cirfolle un pertollacchio distametrante.] In soscrizione, Jean Luc non s’improvvisò imprenditore statistico delle stelle: fu bensì Vitelgelo Mostarda.

Ho esitato non poco prima di esitare a soffermarmi sulla (, del suddetto,) struttura gemellare Il Turcolato Legittimato, e rotto il (proto)collo rimasi ammutinato (dai certunici residui diurni). Ora, esitante, procederò altrove: la mente è il Luogo dei luoghi fallaci, andrebbe altresì scritto là-mente, quale nesso con il tanto, peraltro giustamente, vituperato cerebello? NessUno. [Perlomeno intendiamoci sul fatto che il due non è Uno, almeno in parte.]

C’è da credere, tuttavia, che il giorno dopo l’evento, vi sia nel segno un fitto parlottare sull’accaduto, infatti: se Kant fosse un poco più liquido, diremmo: il divenire è necessariamente vincolato ad alcunché, la qual-cosa è di pareggio.

Sorrisi senza gatti

Posted in Peregrinazioni con i tag , , on Luglio 11, 2008 by sigmondo
A tutta prima ei fu bensì abbastanza, tuttavia tutto-scorre. Non foss’altro c’è un crogiuolo d’agguatellati – che si mormora paracellando siffattanti guerdinciuoli. Eh buongiorno… vedirò callanteschi pedrelli si girola-gando ciurmanteschi. Caracallano, suvviperò non ta-trascano.

Obtorto collo

Posted in Cervelleità con i tag , on Luglio 11, 2008 by sigmondo

Me ne andavo per di qua – *Castello A1* – e poi, non so perché e per come, ma mi rifuggiron le parole: “Sipido e Sapido vanno a braccetto, ma che bravuomo gridava il coretto. Nobili vini fiorean dall’entrate, tingon di tela scuriti le gote.”

Ora sì che sono entrato – però quanto sale! – mi preme: vengono ancora più su, poi scendono entrambi. Erravo. Credevo: or ora sto tornando sui miei passi. Leggevo, non leggero, continuavo a leggere: inceppandomi ho proseguito.

[Persuaso del mio compito continuavo a contare i passi (o i versi: chissà!) che mi mancavano per toccare terra (dove sono (?)). Talvolta avvicinandomi ero talmente lontano ^^^^^^^ da esser quasi arrivato alla partenza. Poi però ripartivo dal fondo.]

Non era proprio così: percepivo un chiarore invernale, invero erano culle. Raccoglievano i miei sproloqui pronunciati altrove. Nel chiarore siderale crescevano in me desideri tutt’interi. Non negavo neppure l’assenza. Qualia?

Quanti corpi assolti si presenteranno dai trascorsi arpeggi!

[Uno.]

Mi pareva quasi di annegare sveglio. Un poco umido. Ma sveglio. Oscure signore possan rattoppar il viso opaco! Oh che sensi mobili: traggono porci.

[Nel non-no le asimmetrie spezzate.]

Se sono sette – da dove? – resteranno in cielo. Come brucia! Sale.

Eh già il sale unge sempre…