Archivio per oralità e scrittura

Patty Chiari e Harry Vederci

Posted in Deliri semiotici con i tag , , , on Maggio 9, 2009 by sigmondo

Debbo dire che ritengo di aver parlato abbastanza, o fosse per rendere più credibile questa affermazione non avrei dovuto manco dirla. Eppure se non l’avessi detta, non avrei parlato abbastanza per dire di un di più… sarebbe mancato un pochetto. Ora, se quel pochetto è già un troppo in là, come togliersi dalla posizione mediana? Che grana!

Lo stracarlone intergalattico al cospetto di Luigi Vernes

Posted in Deliri semiotici, Peregrinazioni con i tag , , on Aprile 8, 2009 by sigmondo

                                                                                                                                

Bruce tornava in Texas: aveva ormai raggiunto, tra applausi e ovazioni, il suo agognato complesso fisicalista, l’arcinoto duo Deno. Egli raccontava di aver manomesso (o meglio: di aver messo mano) sulla loro strumentazione teatrica – noi trapassati non abbiamo alcun senso del tempo -, per poi riarrangiarla dal primo rigattiere – che era solito sciogliersi nei mille rivoli della transitività gheoparda.

L’Oz al temperino

Posted in Atopie con i tag , on Marzo 5, 2009 by sigmondo

Si viaggiava per i sette pluriversi dell’azione: era il diciannove, al mattino. L’Oz era maravigliato a tal punto che si bevve tutto d’un sorso il fragoloso succastro ottenuto dalla pigiature dell’altrui propria scarpetta rossa; ebbene che cosa scrisse da tale prospezione? «Quello che state leggendo».

Chissà poi perché scelse proprio, proprio tale forma enunciativa.

Se fosse la proposizione o tutto il testo è difficile a dirsi e parecchio facile a darsi. Mettiamo ad esempio che la proposizione riguardi il testo: il testo riguarderebbe a sua volta la proposizione? Che dire… la scarpetta rossa certo è dura a bere, però quale sollievo porterebbe scordare i mille rivoli che ne discesero. Pare gramigna. È tutt’affatto imbellettata per scosciare la misura fuori da ogni frame di galatticità. Ma di quale sistema stiamo parlando? Sicuramente è bene non scordarsi che stiamo ragionando all’interno di un panino ben imbottito che a sua volta rimanda al substrato di cui sopra. Ma dunque: ruoterà, ruoterà ancora il pianetucolo semptiversale?

Il regno atipico dell’orecchio di rapa

Posted in Cervelleità, Psico Cose con i tag , , , on Dicembre 30, 2008 by sigmondo

Tra-cotanti giullari di corte, anche la casa di cura heideggeriana si servirà della pro-pulsione nucleare, detta autistica: un conto è una cosa, un conto è una parola; un conto è un conto.

Sveglio nell’asola fu a mo’ di spargiacque dei deliri dell’Io che pietavano il sale d’agave: nitrato di odio.

La fallacia di ogni concezione antinomica sulla prassoteoria filosofica è testimoniata ad esempio dalla messa in circolo nei lidi estivi dell’invenzione dell’infra-dito. Essa, prima di esser suola, è stata certamente Piega. In-oltre «infatti» è forma avverbiale sciagurata è lingua divoratrice di gatti come può testimoniarlo la sua forma sostantivale «Infattibililità».

The Lose sfornò quarantotto esametri di fila stesi in coppie da trentuno, due di cento ne lesse: nel soqquadro della torrenzialità dell’Essere, il di-venire appare ancora un ingenuo pollastrello.

E si rammentò di aggiungere: Mi ricordo molto bene quello che stavo per dire. Tuttavia nel giro di un istante se ne scordò, e sottrasse: Ho in oblio taluni motivi che debbono essermi scomparsi. Poco male. Oggi andrò a sentire i pifferi e domani andrò a scuola: per andare a scuola c’è sempre tempo.

La domenica lunedetta

Posted in Peregrinazioni con i tag , , , on Ottobre 25, 2008 by sigmondo

e coperse il fil di piombo con uno zendado nominale. Di un livore denso e assassino, il precotto. [Per ora il Tu leggente - nell'ora - non sei ancor nel divenir-lettore, ma ben presto, essendo leggente ti renderai accorto - nel ri-conto - della differenza frapposta tra la tua or ora lettura e il fatto di essere posizionato difronte al testo.] E ancora una volta in nuce. Il beghino.

L’evenienza è certa nella sua estrusione, dubbia invece, nel suo sistere. Per questo: il rimbombar meccanico è evenienza macchinica. Una mattanza attoriale nello sfracello della fabbrica iperugoLaaaaaaaa!!!! (Una sorta di vulcanico precipitattore di sememi.) Tracce di gesso nel luogo della capenza, mille rivoli di non luoghi nella capenza del gesso: lo stare instauati come seconda pioggia del cipresso iberico. Hidalgo! C’è da dire, c’è. Ma, tutto-sommato, fu solo l’algoritmo della somma…

La bancarella di Gandhi: arretrando, il colle inceppato si s-ceppa.

Posted in Peregrinazioni con i tag , , on Ottobre 22, 2008 by sigmondo

Non è certo facile essere stranieri nella lingua altrui, è fucile. C’è da dire, tuttavia, che il tempo si trova difficilmente in questo periodo, ed anche i gatti: la speranza fa parte delle loro mansioni. Salti logici da galeone, da parte di Carlo Teodoro D.! che di mestiere faceva il tagliavini.

Il commesso del quale spirlavo dianzi è l’eroe eponimo dell’errore, ammesso il commesso, pirltanto, l’errore è sbeccato dal giullame. Perso inoltre l’adattamento, C. T. D. si ritrovò con un volto fin troppo squadrato: il portafaccia era fuori uso. [Caso duole che « demente» sia anche forma di inavverbialità (de-)mente.]

Aventi ormai appurato che il so-dio non è-vento, bensì frusc-Io, come giungere, ora, al fruscello? Propter duello, forse? Certo, è innegabile che essendo, si è (essenti). Tuttavia quest’ultima affermazione suona enunciante un Essere illegittimo e un poco bastardo: premeditato. Le idee di (un) dio prima della (es)creazione del mondo (Hegello). Per Paracello! I sigurtesi, tuttostanti i fatti, verranno allora – fuor di danza – ballanti. L’incidentale « tra l’altro» è divenuta ormai forma discorsiva primaria: tra-l-altro. Altro che(/altroché) Quarta Persona singolare…

[Api di cera caderanno in sonno, siccome (dis)graziate sull'orlo del patibolo.]

Con calde uve nere, banchetteremo i rinnovati cermogli. Con calde uve nere, quest’anno secante verrà bagnato. Di essere entrotombi ne abbiamo ben donde! Ugulando col sufeta viaggeremo fermamente spenti.

[Metodo del discorso, insidia della cosa]

4,016 Frebbbbraio. E, presa la metropoliuretana, varie volte mi colsi sul fatto mentre facevo seri tentativi di sorpendermi con le mani nel cogliente: il fatto è che, nel mentre, il cogliersi non può darsi: e nemmanco darsi. Porci, forse.

Il cielo dalla parte delle radici

Posted in Cervelleità con i tag , , on Agosto 11, 2008 by sigmondo

Come popfilosofo non con-Stato, resisto al pres(id)en-te: vecchio agere del parlante – o del contraddeto – per riesumare la rinsurrezione. Bonomia. Ostinazione del gusto. Insidia della cosa. La vecchia talpa di Bataille, la colomba (s-terminata) di Kant, il serpente azzannato da Zarathustra: il tritarsi dell’Essere è ormai d’uopo.

Cosa che nessun altro potrà pre-supporre.

I grafemi incisi su pietra, su carta o digitalizzati resteranno (sempre) avamposti o, semmai, posti-di-blocco; mai reimpasti, ma tenacemente im-postori. Segni azimi ovunque: grande tema patetico di tutte le vertizioni.

[Qui: inchiodare a sorpresa un viandante-peloso (de)capitato al margine del discorso per caso; nello stesso temp(i)o scordarsi del proprio atto, non senza efferatezze.]

Rabelais e Proudhon come referenti alchemici; Jean Nicot a braccetto con Romain Roland Barthes mise loro in bocca queste parole:

- La meteorologia di Heidegger si evince dai riflessi dell’io, tegole al vento!

[La voce sarà troncata tra gli applausi di un immenso popolo.]

Eppoi schiamazzi, sicché si tolsero.

Justine. Girava per anfratti, cercava il Del del del… subito la morte-morta, come ogni inizio, come ogni atto concepitivo: alba della Concettità. Le procedure erano note, senza alcunché: tempi spazializzati in funtivi, darsena dei tramontati sensi. Che ore, sono! Benché i prodromi non furono eccelsi i giochi ormai sono s-finiti: promanando finte farine d’ossario. Oscenicamente mentitore liturgico – regalità degna d’un Bowie arrotolato.

 

Con la scarpa in mano

Posted in Sospensioni con i tag , on Luglio 19, 2008 by sigmondo

Con la sua scarpa in mano, visse Antonin Artaud. Così fu trovato quando la Sorte ne districò il non-Io in immagine ferma. Il suo disegno designerà i margini i ogni testo attraverso una parola che diventa testo essa stessa: dente che cade. Pompilio Realino lo trovò per strada. Si disaffezionò. La costanza del segnale accade, nulla può accanto all’Ordigno: attanzialmente si potrebbe prescrivere, tuttavia di abnorma si scioglie sempre. È esteso, diffratto, infranto, triturato, ma pur sempre coagulatore. Soggiace. Senza pieghe, né dispositivi accortamente adocchiati di sbieco come un pomodoro sghembo.

Zelante Gilles, proMotore filmico senza pellicola, scor-rerai ardito nella Z siderale.