Archivio per psicoanalisi

Il deopensiero

Posted in Atopie con i tag , on Maggio 16, 2009 by sigmondo

Una scrittura che sia degna del nome che porta non deve avere senso, deve fare senso. Signor Mondo, Frammenti postumi

I miei amici botanici sanno bene che petunia non olet, gli altri se ne dimentichino… ebbene dirò come ultima cosa che se il “transfert” è un concetto altamente arbitrario, il “transfer” è perlomeno un poco guardalineo, si limita a segnalare il fuorigioco: un conto è aver pronta la chiave, unconto è chiavarne una qualunque, basta che sia pronta. Entrando nel merito trovai la “r” che cercavo… tra Tarski e Hutch.

La volpe e Luca

Posted in Peregrinazioni con i tag , , , on Aprile 25, 2009 by sigmondo

 

Quando ebbi scritto “Quando” all’inizio di questa riga, non intendevo affatto proseguire con “ebbi scritto ‘Quando’ all’inizio di questa riga”, intendevo procedere verso l’inizio della riga stessa e non meramente verso il “Quando”.

Ma questo non è stato possibile e la ragione la conosciamo bene.

Mentre indagavo sulla procedura del fischietto (Mondo, 2008), trovai il suo motivo nel soffio e non, come si potrebbe ritenere a tutta prima, nell’aria. Sussuasi di questo possiamo recedere nella prossimità del rientro, ma un attimo… a che punto siamo? Al quarto.

[Le tube di falloppio della semiosi.]

Non avevamo il benché minimo ‘benché’ che ci potesse benchédire che non avevamo la soglia per dirlo. Il che è più semplice della caligola ortruga: viaggia al largo delle coste d’avorio. Se poi pensiamo che cinque minuti fa mi si è avvicinato un tipo e, in quanto tale, non stava cercando affatto Bertrand Russell. Fu fortunato e chiese alla persona esatta. Ma non mi trovò.

[La freccia rossa dell’enunziazione.]

Sarebbe errato dire che Aldino Truffa, in arte Diego Napolitani, trascura i suoi pazienti: li transcura, semmai.

Le ugule molli. Da Carroll a Bion via Blanchot, senza Sade.

Posted in Sospensioni con i tag , , on Luglio 30, 2008 by sigmondo

Masoch: appeso – a testa in giù -, sciagurata congiu-ra! Ribaltando i segni si può tutto, financo decapitare i puntini senza i: serie di miniature di un idolo casalingo, trafugata – ed oramai altrove. Taluni promanano un po’ come Breton, attingendo a piene mani dalla tradizione spagirica del XVII secolo, non capendo – affatto – Freud.

Talaltri tonitruano il Nietzsche - impalato – in Blanchot s’accende e rumoreggia. In effetti ci fu sempre una forte irrealtà nella loro Unione: la scarica di per sé non ebbe Luogo. Servirebbe un organizzatore sociale: giochetti, madrigali, odesse, soprattutto sufeti dell’Ombra: lo sapeva bene Pausania il Periegeta: l’Eco fa la differànza.

Sgomitando su e giù per lo spessore, dell’e.

[Esordienti strutturalisti vorrebbero non aver toccato quei segni putrescenti, ora si dimenano - incanteranno Edith Piaf.]

Il concetto di presenza evidenziata appare e scompare – in esametri leonini e in distici elegiaci – dalle leggi catatoniche delle agorà deserte: il serpente umano lascia la traccia su ogni cosa. Macché osp(/t)italità! Diremmo di rimbalzo: l’alterità dell’alterità, mai Altra: presuppone l’evidente.

Nonostanti i guasti – con Rimbaud schioccò l’alterazione come via regia per il come via regia per il come via regia per il come via regia per il come. Il suo (del Nostro), tuttavia, sarà kinicismo: girolagando come un cirfolle pianeta, che pentagerazione! Il globo è sfera. L’esperienza agglutinata in Verbo lascierà dunque il passo alla sintassi celiaca; i grumi svettano, difficile definirli altrimenti…

Sade leverà un urlo ad ogni zoologica senza Zoé: come l’avvoltoio che percoteva con la sua coda le labbra di Leonardo nella sua culla.

Psicagogie: la notoria griglia, gli oggetti bizzarri appesi al muro, l’Apparato per pensare i grumi scorticati che s’incistano in un’espansione colossale tutto-corpo, gran bel botto dal vertice topico! Il racconto di Jensen racconta di una guarigione: tra la barriera di contatto e la sveglia c’è sempre un comodino.

 

Saggio sull’Interdetto Umano

Posted in Pat-etiche con i tag , , on Luglio 18, 2008 by sigmondo

[Mosche e licheni vagano con l'infermo prelato sul monte venusiano Citerona.]

Trovaron riparo nell’ampio raggio tracciato dal Sommo Theuth, resteranno sbriciolati. Accidia. Verruche e stracci. I prelati – quelli ancora entrotombi – schizzaron fuori dal tramezzo Eugioia! Eugioia! Demonìa! Invocaron l’Oracolo Accerberato per il lieto evento: trammazzato, là disopra: la sfinge e Laio, dunque: enigmi falla(I)ci.

Dall’ossario predato si popola l’accodato pianetino: embrionici vermi senza coda, pertanto nella Vegetalità – che, nient’affat(qui: un’unghia di incenso ben diffratto)to è un’Animalità incerta. È rizoma malfermo/infermo (anch’esso: come la partenogenesi che fu) nella sua tra-dizione sciagurata; ché difronte alla profezia di Tiresia. Diventa arguzia.

Esser gabbati, è il lazzo involontario del genio. Un’ingiunzione del reale nella sua nebbia. Ad esser sincretici non c’è intesa, solo treni in corsa: lame rotanti per ogni opposizione. Lacerano. Mentre la Quarta Impersona secerne la medesima verità candida e idiota.

Si può certo dire micragnosamente e – (Risperdal: suppergiù tre o quattro badilate) – stolidamente d’esser soavi.

 

Humiano, troppo humiano

Posted in Atopie con i tag , , on Luglio 16, 2008 by sigmondo

Le alterità prossime e distanti delle nostre presenze, le medesimezze nelle ip-seità – e vice versa – delle doppie ripetizioni, sfasciate in un istante. Sempiter-no. Solo un ettaro di istanze psichiche, fu: verranno riarse, eccome! Nel frat-tanto: i Legati cincischiano – prima e dopo -, vitto e alloggio compresi: sarà il Sole di Giove a cui siamo perennemente accodati. Carta canta: i punti cardinali pronunziati all’unisono subi-ranno la torsione j dal vertice Q. Per la palla e il biliardo (affusolato) di Didone! Il Sole! L’altrui Sole non (ri)sorge dacché autotrasparente.