Archivio per pulsione di morte

Janryoè all’impapusoir

Posted in punti di fuga con i tag , , on Marzo 21, 2009 by sigmondo

                                                                                                                              

Non parleremo affatto di quanto l’enunciazione Piove! faccia acqua da tutte le parti; e non tireremo in ballo affatto la numinosa tarantella: il punto è ricordarsi che Jacopo è mortis. Dopodiché potremmo allora dire malcelati, che la malfermità dei gommini di Olimpia non valgono un granché, un abete no di certo.

Ma allor perché persuadersi di un tal convincimento già prima esserne stati immensamente travisati? Lo chiariremo tramite i macellati.

                                                                                                               

Ecco dunque: la farina di Pino, quella delle raccolte auree di San Terziano, è da intendersi come Ecco dunque. Ecco dunque è da intendersi d’altra parte come uno Spago di gomitolo. Esso infatti ha più pallottole in corpo di un rospo scozzese. A pois.

Sarà allora l’Onor del Vero a sgattaiolarsi dal persuadere che fu altresì la pentola ad esser bucata.

L’uomo che non sapeva determinare il proprio numero

Posted in Psico Cose con i tag , , on Febbraio 11, 2009 by sigmondo

                                                                                                                     

Oggigiorno abitualmente vien da chiadersi: «Che cosa significa abitare la Pavia tellurica post milanese?». Una rimozione dei con-tenuti.

Panta rei, sogno della percezione! L’Essere d’altro canto (quello del cigno), è percezione del sogno: è segno del sogno: la parvenza somatica dell’orizzonte psichico. Guai, guai se «non» ci fosse!

Il motto è – in Realtà – tuttora ho-tant’Uno (quand’esso in vero non muove un Cirpunzio): ci vollero trent’anni e tre «P» puntate per capire che il luogo pubblico era mera pubblicità.

Nell’imperterrito andirisvieni delle rappresentazioni, esso ripresentava l’Assoluzione del problema, ma l’apprendimento è irrefutabilmente un processo adottivo? Sotto quale prospezione di mondo ci si infligge l’accorata tutela? Il de-lirico della Gravìda. La multifattorialità della coltivazione estensiva assurge per questa via alla Teoria della Menta.

Il fittavolo era un uomo con i piedi per terra (fino all’impiccagione): il guinness dei primati non è certo sidro d’australopiteci.

ebbene scriverò di colombi e di tubi…

Posted in Peregrinazioni con i tag on Novembre 13, 2008 by sigmondo

[Un retroscena del supposto-pre. La s-comunicazione dei tre commensali: hai giàrdinato lo pozzo?]

Invero erano diciassei persone – tutt’affatto – arrotolate in un immondo spendore [a quattr'occhio]: tra il continuo essere-tra e dire-tra non si rischia, forse, di s-tra-fare? INTER-ESSE e TRA-DIMENTO volgono filosoficamente al rigurgito, in ispecie: aprono un inter-capedine al fantasma del boudoir.

Con dolci parole la contea fustiga il lettino - Got fire? – … e il neo netturbino sgocciola: aveva (s)paventato l’idea che la «i» e la «s» fossero le lettere più insidiose: così-si-dice.

Guattarello rimase blindato in un bald(r)acchino di gomma: la procedura non ri-esce sempre. Non dimentichiamoci che stiamo discutendo nell’ambito di un panino ben imbottito: discorrere altrove ci porterebbe ad infauste guarigioni. Tutto ciò, poi, ovviamente è da iscriversi in un ordine batterio-logico: c’era un moscone, appunto.

Noterelle teoretiche sulla dottrina esegetica dell’Eterno Riporno

Posted in Cervelleità con i tag , , on Novembre 2, 2008 by sigmondo

Top down e bottom up non sono affatto modi della ricerca scientifica, bensì ordini di ordinamento, Giù la testa! o Alza il culo! Disgraziatemente per la testa di Garcia non ci sono sparanze…solo detumescenza. Un processo entrotembale, Ecco la direzione di suddetto detto! [Tra i tanti: la doppiezza del rivenire.]

L’orecchio fischiante è ormai da mesi tartassato per molestie: non a caso c’è chi predilige le danze, chi le croci, chi persino l’alfabeto, celtici. Stocasticamente esso stesso è identico al perverso, che perpetua in segreto le più disparate forme di normalità: in fondo tutti siamo sinceri con noi stessi, in superficie, mai.

[Se l'ossesso compulsiona.] Tra mannaie e coltellacci risalimmo nel merito del verde catrame. Il verdume, come il coriandolo nell’oleodotto, volò via altrove: anche se non convenne, è il Professor Parola: rovinoso declivio della semiosi.

[- Posizionamenti -]

Calibrate gnostiche si aggiustano alla logica del senso? Il fetore della s-quaglia.

La C.A.S-S. (Atto II: La traduzione degli Inferi)

Posted in Deliri semiotici con i tag , on Settembre 26, 2008 by sigmondo

La fretta… una specie di cannibalismo moderno.

Da Il dottor Mabuse di Fritz Lang

 

[Le pro-posizioni del (de/)dis-curso(Re) sono il crogiolo dell'af-ferma-zione, (-) proprio per dunque (-) sarebbe (per) bene enunciarle s(ì)empre nella forma del fra-sì: AF-fermazioni Frau-dolente…über über alles! Lungo il viatico il Pastore Tedesco venne al santo bosco, giusto dietro Martino stesso.]

La Destra del segno prelude. L’Èssere è(vento), (ri)dente sbriciolato tra le calci sgionfe della crapula indigerita. S’innalzano le Dinge (o s’innalza il piede monco?) La notte dove tutte le vacche sono nere, or ora, ha scovato l’allodola: pare un guasto da manuale (elettrotecnico).

La Destra del segno è il punto. Dove il senso trova una sua sospensione vi è la Destra del segno. Altra cosa è la punteggiatura, che scorre per concatenazioni tra le parole.

La Destra del segno s-traccia. Sebbene appaia, immacolata non è. Tre tracce dell’altrove: l’opacità del vento semiosferico, la resa dell’agire strumentale, l’indissolubilità dei grani di luppolo.

La Destra del segno compulsiona. Herr Hirt: «Un tale è bensì il medesimo, ma è anche altro. La noità, che dire, suona sempre come noia» . Tutto tace. [Un segno marcato con qualche arnese scippo o con le mani].

Il po-pollastro è viable, per il resto l’operazione non quadra, nemmanco di sbieco!, e non circola neppure. È spy. [Pertracchio.] Quindi: ricreare dei (ci)cloni digitali di quelle archi-tetture grammaticurali che riqualificastravano e disabitavano la cittadinanza museale dello zootico.

Detto il resto, è bene dire immantinente che il motivo del fischietto è il soffio, l’aria, invece, è una mera conseguenza: la debolezza dell’ente nell’epoca del segno. Èra un Gennariello sociabile e non poco pciabile, diciamo sociedile, ma pur-troppo inde-fesso. Il segno della Destra è il nuovo – non U/ultimo – ente.

Il cielo dalla parte delle radici

Posted in Cervelleità con i tag , , on Agosto 11, 2008 by sigmondo

Come popfilosofo non con-Stato, resisto al pres(id)en-te: vecchio agere del parlante – o del contraddeto – per riesumare la rinsurrezione. Bonomia. Ostinazione del gusto. Insidia della cosa. La vecchia talpa di Bataille, la colomba (s-terminata) di Kant, il serpente azzannato da Zarathustra: il tritarsi dell’Essere è ormai d’uopo.

Cosa che nessun altro potrà pre-supporre.

I grafemi incisi su pietra, su carta o digitalizzati resteranno (sempre) avamposti o, semmai, posti-di-blocco; mai reimpasti, ma tenacemente im-postori. Segni azimi ovunque: grande tema patetico di tutte le vertizioni.

[Qui: inchiodare a sorpresa un viandante-peloso (de)capitato al margine del discorso per caso; nello stesso temp(i)o scordarsi del proprio atto, non senza efferatezze.]

Rabelais e Proudhon come referenti alchemici; Jean Nicot a braccetto con Romain Roland Barthes mise loro in bocca queste parole:

- La meteorologia di Heidegger si evince dai riflessi dell’io, tegole al vento!

[La voce sarà troncata tra gli applausi di un immenso popolo.]

Eppoi schiamazzi, sicché si tolsero.

Justine. Girava per anfratti, cercava il Del del del… subito la morte-morta, come ogni inizio, come ogni atto concepitivo: alba della Concettità. Le procedure erano note, senza alcunché: tempi spazializzati in funtivi, darsena dei tramontati sensi. Che ore, sono! Benché i prodromi non furono eccelsi i giochi ormai sono s-finiti: promanando finte farine d’ossario. Oscenicamente mentitore liturgico – regalità degna d’un Bowie arrotolato.

 

Le ugule molli. Da Carroll a Bion via Blanchot, senza Sade.

Posted in Sospensioni con i tag , , on Luglio 30, 2008 by sigmondo

Masoch: appeso – a testa in giù -, sciagurata congiu-ra! Ribaltando i segni si può tutto, financo decapitare i puntini senza i: serie di miniature di un idolo casalingo, trafugata – ed oramai altrove. Taluni promanano un po’ come Breton, attingendo a piene mani dalla tradizione spagirica del XVII secolo, non capendo – affatto – Freud.

Talaltri tonitruano il Nietzsche - impalato – in Blanchot s’accende e rumoreggia. In effetti ci fu sempre una forte irrealtà nella loro Unione: la scarica di per sé non ebbe Luogo. Servirebbe un organizzatore sociale: giochetti, madrigali, odesse, soprattutto sufeti dell’Ombra: lo sapeva bene Pausania il Periegeta: l’Eco fa la differànza.

Sgomitando su e giù per lo spessore, dell’e.

[Esordienti strutturalisti vorrebbero non aver toccato quei segni putrescenti, ora si dimenano - incanteranno Edith Piaf.]

Il concetto di presenza evidenziata appare e scompare – in esametri leonini e in distici elegiaci – dalle leggi catatoniche delle agorà deserte: il serpente umano lascia la traccia su ogni cosa. Macché osp(/t)italità! Diremmo di rimbalzo: l’alterità dell’alterità, mai Altra: presuppone l’evidente.

Nonostanti i guasti – con Rimbaud schioccò l’alterazione come via regia per il come via regia per il come via regia per il come via regia per il come. Il suo (del Nostro), tuttavia, sarà kinicismo: girolagando come un cirfolle pianeta, che pentagerazione! Il globo è sfera. L’esperienza agglutinata in Verbo lascierà dunque il passo alla sintassi celiaca; i grumi svettano, difficile definirli altrimenti…

Sade leverà un urlo ad ogni zoologica senza Zoé: come l’avvoltoio che percoteva con la sua coda le labbra di Leonardo nella sua culla.

Psicagogie: la notoria griglia, gli oggetti bizzarri appesi al muro, l’Apparato per pensare i grumi scorticati che s’incistano in un’espansione colossale tutto-corpo, gran bel botto dal vertice topico! Il racconto di Jensen racconta di una guarigione: tra la barriera di contatto e la sveglia c’è sempre un comodino.

 

Il quadrangolo intenzionante

Posted in punti di fuga con i tag , , on Luglio 26, 2008 by sigmondo

Il più divide, il meno ancor più.

[Microbiologia ed ingegneria del segno sorpassano l'aitante Chimera ramata: more geometrico dei fiordi catanesi.]

La contingenza avanza – è funzionale; la panoplia SéDuce il vituperio di Stato paparazzato: Cagliostro con-segue – sempre, parer suo – l’ugula feroce: indenne. (Io/essi) Sono malgrado l’Orpello bendato sotto l’egida del vice-Meridiano: il meriggio ci assale innocuo e crocefisso. Valenti note riprese dal baccante – seppur ebbro – a mo’ di eco per il baule degli scrigni, un balletto di (es)ponenze, nel mentre, riviene. Schutzstaffel. Lor malgrado, sull’orlo della notte.

 

I sali nel tubo, il tappo, la radice

Posted in Cervelleità con i tag , , on Luglio 26, 2008 by sigmondo

L’Essere appare, esser morto. Logocentrismi e fonolo-gocentrismi dissolti, ormai risorti: è prerogativa dell’ossesso, un lontano grugnito. Ecolalie condotte, trasdotte – restanti inalienabili: il cristallo è carta serpentina. Condensa, sposta: sublimina l’errata fornace. Dissidente. Herr Hirt, con i crani: grave lacuna. Porcile: immane realizzazione ante litteram dell’Impero dei sensi, capovolto. Veniamo al sodo, la fustigazione per pochi devoti trae un rigido affanno e rinnovate concitazioni.

 

Amen: il fatto è fatto.

 

È per un pezzo. Ricuperando i numeri più ustionanti, purtuttavia non assoluti. Miracoli dell’ubiquità. Ma è una risposta pelosa, e il più delle volte imbrogliona. Cosenuidale.